La storia di Oro Emiliano

Per fortuna quel giorno arrivarono loro. Non credo che sarei sopravvissuta altrimenti.
Erano cinque ma avevano la forza di un esercito. Arrivarono, e mi salvarono.

Ah, mi presento io sono Emilia. O L’Emilia come si dice qui da noi.
E questa è la mia storia. Anzi, questa è la loro storia.

Marco e Paolo sono fratelli, così come Giuliano, Gabriele e Giovanni.

Tutto ebbe inizio quando Paolo e Giuliano, amici d’infanzia, decisero di sfidarsi in una gara culinaria in una delle loro abituali cene del mercoledì.

Non sono cuochi professionisti ma la passione per i prodotti a chilometro zero e per le ricette della tradizione popolare fa di loro due grandi gourmet.

Paolo adora la qualità delle materie prime che usa in semplicità senza manipolazioni.

Giuliano invece è un rielaboratore, cerca, come i moderni chef, l’alchimia dei sapori.

Quella sera a cena, a casa di Giuliano, c’erano proprio tutti. Amici, mogli di amici e figli di amici, chiamati a decretare quale delle due tesi fosse la migliore.

Quella di Paolo: “L’uomo è ciò che mangia e mangia ciò che viene dalla propria terra”

Quella di Giuliano: “L’uomo è ciò che cucina, ogni ingrediente ci apre un mondo di possibilità”

Ovviamente ognuno aveva i propri sostenitori. Giuliano, tutte le mogli – fan sfegatate della nouvelle cuisine – e Gabriele, il suo fratellone, grande viaggiatore, nonché frequentatore compulsivo dei ristoranti stellati di tutto il mondo.

Paolo poteva contare sul fratello Marco “commesso viaggiatore” nauseato dal farlocco circolante: Reggianito, Spageti e Blasamic Vinegar… e sui figli degli amici, innamorati del Parmigiano Reggiano DOP e dell’Aceto Balsamico IGP, che zio Paolo portava alle cene del mercoledì.

L’ago della bilancia restava sempre Giovanni, il più saggio tra gli amici: apprezzava, annuiva, blandiva, senza schierarsi mai, abituato com’era a fare da paciere tra i suoi 3 figli.

Ecco le premesse di quella serata di novembre 2017, in cui i cinque decisero di imbarcarsi nella crociata per salvarmi, la data da cui tutto ebbe inizio.

A fine cena, quando mogli e figli se ne andarono, i cinque amici restarono in salotto a bersi il bicchierino della staffa, conversando amabilmente così:

Paolo: “Buono il tuo risotto Giuli, ma sarebbe stato uguale anche con un altro formaggio, i sapori mescolandosi si confondono un po’.”

Marco: “Sì, la prossima volta ci metti un bel Parmesan Cheese dell’aeroporto. Guardate, non potete immaginare quanto detesti quelli che usano parole simili a quelle italiane per vendere schifezze. L’altro ieri il mio vicino di posto mostrava con orgoglio una bottiglia di Kressecco e una di Vinoncella! Ma si può?”

Giuliano: “ Ma figurati! Non ci penso neanche! E comunque il mio risotto non sarebbe stato lo stesso senza il mio Parmigiano 36 mesi e l’aceto di Gino. Lui usa una batteria di 7 botticelle, tutte con legni diversi, partendo dal gelso e arrivando al rovere, anche se, secondo me, sul finale usa persino il ginepro come i reggiani…”

Giovanni: “Sì sì, va bene Giuliano, non esagerare con i dettagli adesso, abbiamo già bevuto un po’ troppo per andare sul sottile”.

Giuliano: “See see! va bene. Volevo solo dire che la qualità della materia prima è imprescindibile per un buon piatto”.

Paolo: “Allora vedi che ho ragione io: ci vogliono i produttori seri, che lavorano in modo pulito e genuino, l’orgoglio della nostra terra, non serve altro, tutti i tuoi Masterchef sono inutili!”

Gabriele: “Ascolta Paolo, la rielaborazione degli ingredienti è fondamentale anche per creare delle esperienze gustative nuove… sennò, sai che pizza mangiare sempre le stesse cose?! L’ultima volta che sono stato da Bottura ho mangiato sì la Mortadella di Bologna, però sottoforma di spuma; ed ho mangiato sì il Parmigiano Reggiano, però nelle sue “Cinque Stagionature…”

Giuliano: “Gabriele ha ragione. Il lavoro degli Chef sulle materie prime, le sperimentazioni sui sapori, la genialità degli accostamenti è il plus valore!”

Paolo: “Ma va là… due belle fette di salame e un po’ di mostarda, voglio vedere se trovi di meglio!”

Giovanni: “Adesso basta! Ma non riuscite a capire che state dicendo la stessa cosa? Discutete da un’ora su un concetto che in fondo condividete!”

Paolo: “Ah si?”

Giovanni: “Ma certo! Santo Cielo mi sembra di parlare con i miei figli…

Allora fatemi ricapitolare e vediamo se ne usciamo: Paolo ritiene fondamentale la genuina bontà della materia prima, Marco non tollera la contraffazione, Giuliano loda la serietà del lavoro dei produttori e Gabriele ricerca la sperimentazione nelle lavorazioni di ingredienti di assoluta qualità.

Non vi resta che fondare un’azienda che garantisca tutto questo, così sarete sicuri che alle prossime cene del mercoledì i prodotti saranno sempre perfetti!

E smetterete di rompermi l’anima!”

E fu per smettere di rompere l’anima a Giovanni che nacque l’idea di fondare OROEMILIANO, l’azienda che seleziona, confeziona e distribuisce i migliori prodotti del territorio emiliano.
L’hanno chiamata così perché vogliono salvaguardare la ricchezza dell’immenso paradiso gastronomico della loro terra. Che poi sarei io.
Quel gran pezzo dell’Emilia